Massimo Ragnedda

Part of the Stanford/Elsevier Top 2% Scientist Rankings 2025

The Homo Mediaticus and the Paralysis of Critical Thought

Massimo Ragnedda, The Homo Mediaticus and the Paralysis of Critical Thought, in

After the end of Nazism and fascism and with the fall of the Soviet block, our society has been partly founded on the myth of the freedom of the press and the freedom of thought. Fear of an Orwellian society causes us to reject and oppose any imposition that comes from high up. The human loves to feel free to think, to act with full autonomy, completely emancipated from external influences. Paradoxically, now, never has the homologation in behaviour and in the ideas of individuals been so apparent, manifesting in the ways in which we dress, eat, and in our desires and aspiration, but, above all, there is homologation in the way we think. The totalitarian regimes could not impose thoughts by force. In contrast, such regimes are sources of critical thought. In an obvious absence freedom of expression, the human reacts, almost instinctively, with cognitive force, developing “critical thought” to reject the “System”; in other words, facing a coercively created homologation, the human answers with nonconformist critical thought. Paradoxically, today, it seems that with the freedom to express one’s own opinions, the human does not develop critical thought. There exists an “abstract force” which imposes its own laws and advances its supremacy on politics: the market. This has happened primarily because of what the Frankfurt scholars call “the culture industry”; a critical analysis of the economic and cultural context in which we live shows the risks derived from a serialized production of cultural products and commercialisation of art. As Debord shows, the risk of a paralysis of critical thought comes from the “society of the spectacle.” This article is divided into three parts. The first part will examine the illusion of pluralism, where in spite of a plurality of media, the ideas diffused are similar; they are different only in appearance and not in reality.

The Political Use of Fear and News Reporting in Italy: The Case of Berlusconi’s Media Control

Massimo Ragnedda, Glenn W. Muschert, The Political Use of Fear and News Reporting in Italy:The Case of Berlusconi’s Media Control, in Columbus, Frank (ed.). Journalism in the 21st Century: A Time of Turbulent Change. Hauppage, NY: Nova Science Publishers (forthcoming)

Abstract: This chapter explores the relationship between fear of crime and political dynamics in Italy. Of particular relevance is the fact that Italian Prime Minister Silvio Berlusconi is the richest person in Italy, controlling a large share of the mass media industry. Berlusconi uses his media influence to cultivate the public’s fear of crime, for his own political gain. The chapter explores the social science literature concerning public issues, media coverage, and public fear. The Italian media landscape is described, including Berlusconi’s direct or indirect control of various media. The main thrust of the chapter explores the aspects of Berlusconi’s manipulation of crime coverage in media, which manipulates the public’s fear of crime, which in turn may be associated with voting behaviours. Concluding reflections explore the complexities of the model of media manipulation presented and the importance of the Italian case in a global climate of continuing capital accumulation in media industries.

Media and Control of Violence: Communication in School Shootings

Glenn W. Muschert, Massimo Ragnedda, Control of Violence, Heinz-Gerhard Haupt, Wilhelm Heitmeyer, Andrea Kirschner, and Stefan Malthaner (eds.) New York: Springer Publishing, (forthcoming).

Abstract: This chapter examines school shootings to explore the role that communication processes play in the dynamics related to the control of violence. We argue that much of what we observe in regard to school shootings is a mass-media phenomenon. Many such acts of violence carry expressive, communicative connotations, and thus school shootings should be understood as discursive processes. We present a model for this understanding, specifying the participants (i.e., shooters, mass media, and the public) and the directionality of communication that dominate the discourse. In particular we explore the performative script behind many school shootings and the mass media’s role in the emergence of rampages as a social problem, with an examination of how this fits into the natural-history approach to social problems. The discussion concludes with an assessment of whether the shooters’ performative script is acknowledged in policy responses to school violence.

Azerbaigian, la denuncia di Amnesty International: due attivisti dietro le sbarre per aver pubblicato un filmato satirico su internet

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Aaecvg7xCIk&feature=player_embedded]La vicenda risale a luglio, quando i blogger Emin Milli e Adnan Hajizade decidono di prendere di mira il governo, reo di sperperare il denaro pubblico in spese insensate, ad esempio 180 mila dollari per 15 asini. Realizzano così un video nel quale un nutrito gruppo di giornalisti pende dalle labbra di un ciuchino durante una conferenza stampa. Pochi giorni dopo, Milli e Hajizade sono stati malmenati in un ristorante e, quando si sono presentati alla polizia per sporgere denuncia, sono stati processati e condannati rispettivamente a 24 e 30 mesi di carcere

Secondo Amnesty, i due sono stati imprigionati per le loro idee. Una visione condivisa dall’Unione europea, che ha parlato di “processo ingiusto” e “basato su motivazioni politiche”

Più tecnologie e più internet ma l’Italia è ancora indietro

Indagine Istat: oltre il 54% delle famiglie ha un computer e più del 47% ha accesso al web. Il nostro Paese è quartultimo in Europa per la banda larga e agli ultimi posti per l’accesso generale al web.

da la Repubblica. L’utilizzo di computer e internet continua ad aumentare ma nel settore delle nuove tecnologie l’Italia è ancora indietro e per quanto riguarda la banda larga il gap infrastrutturale con il resto d’Europa rimane ampio, con il nostro Paese al quartultimo posto. L’indagine Multiscopo condotta dall’Istat sugli “Aspetti della vita quotidiana” fotografa una realtà a due facce. Uno dei dati più significativi è che le famiglie italiane usano di più computer e internet, soprattutto se in casa ci sono dei ragazzi al di sotto dei 18 anni. Al top restano comunque tv e cellulari, presenti in oltre il 90% dei nuclei familiari. Aumenta il numero di famiglie che ha in casa un computer: dal 50,1 del 2008 al 54,3% del 2009. E sale anche la percentuale di chi ha accesso a internet: dal 42 al 47,3%. Ma nel cuore degli italiani le tecnologie più amate restano tv (ne possiede almeno una il 96,1% delle famiglie) e cellulare (90,7%), seguiti dal lettore dvd (63,3%) e il videoregistratore (55,7%). Hanno un certo rilievo anche l’antenna parabolica (33,1%), la videocamera (28,3%) e la consolle per videogiochi (20,1%).

Promuovere la cultura della legalità

CIMG1771L’università è e deve essere il luogo di formazione della coscienza critica. L’università deve essere la palestra per la formazione del pensiero critico e per la formazione della cittadinanza attiva. Questa è l’idea di base che innerva e contrassegna il ciclo di incontri seminariali che all’interno del corso di Sociologia dei processi culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari sto cercando di portare avanti. “Promuovere la cultura della legalità”: era questo il tema della prima iniziativa, tenuta il 13 novembre e che vedeva ospite Luigi De Magistris, europarlamentare e presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea. Un incontro affollatissimo al quale hanno partecipato centinaia di studenti, ma non solo, molto attenti e interessati. Per il relatore certo, figura di spicco del panorama politico e culturale italiano, ma anche per il tema affrontato. Perché, si badi bene, il tema dell’eclissi della legalità non è affatto un retaggio del passato, degli anni Novanta, del dopo tangentopoli: è un problema più che mai attuale. Promuovere la cultura della legalità è il nodo centrale della nostra vita sociale nella quale sempre di più sembra esistere una incomunicabilità tra regole e cittadini e dove il rispetto delle regole, di cui una società si è dotata per sviluppare ordinatamente la vita sociale, è spesso visto come un ostacolo al raggiungimento dei propri egoistici obiettivi.

Fondo per giovani ricercatori sparito dalla Finanziaria

Universitàtratto da l’Unità Il Senato ha trasformato l’emendamento per sbloccare i fondi riservati all’assunzione dei ricercatori in un ordine del giorno; di fatto è ancora reale il rischio che questi fondi vadano persi perchè non utilizzati entro la scadenza del dicembre 2009. Lo sottolinea il segretario dell’Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), Fernando D’Aniello. Mentre il ministro dell’Istruzione, che aveva annunciato il fondo in pompa magna, tace.

«Si tratta – osserva – dell’ennesimo gesto di indifferenza e prepotenza nei confronti non solo dei giovani ricercatori del nostro Paese ma di tutta l’Università. Chiediamo che il Parlamento approvi, nel proseguo dell’iter parlamentare, interventi adeguati per evitare che i fondi già stanziati per l’assunzione dei ricercatori vadano perduti. Chiediamo anche che il ministro, visto quanto dichiarato nei giorni scorsi in Commissione dal Sottosegretario Pizza, si attivi immediatamente e distribuisca senza ulteriori indugi i fondi alle Università, perchè si possa procedere con l’emanazione dei bandi”.

Informazione, giovani e Internet

uso TVCome si informano i giovani? Che rapporto hanno con la rete e con la TV? Da una recente indagine curata da prof. Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini e Fabio Bordignon con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (LaPolis, Univ. di Urbino) e Filippo Nani (Medialab, Vicenza) per quella organizzativa, si evince come i giovani leggono meno degli adulti i giornali. Questo non significa che non si informino:  si informano lo stesso ma usando canali alternativi alla carta stampata. In primo luogo, come tutti si informano alla tv. Ma non solo.

Ciò che maggiormente li caratterizza è l’uso di Internet. I giovani dunque usano internet non solo per chattare o scaricare musica ma la usano anche per informarsi. Inoltre spesso i social network sono diventati dei veri e propri “luoghi” di informazione, con informazioni caricati sulla rete e che spesso riempie lacune che l’informazione televisiva non copre. I giovani sono dunque, oltre che internauti, anche info-nauti. Seguono più Internet che la Tv. Hanno più fiducia nella rete che non nella TV.

Disegno di “distruzione” dell’Università pubblica

di Paolo Bertinetti (l’Unità 29 ottobre 2009)

universita2Il disegno di legge sull’Università che verrà presentato in un prossimo consiglio dei Ministri nasce dall’assenza di un qualsiasi serio confronto con il mondo universitario, tranne forse con qualche Rettore, ben felice, tuttavia, di dare il proprio consenso a una legge che prevede maggiori poteri per i Rettori stessi. Una parte del disegno di legge riguarda gli organi di governo dell’Università: vengono previste meno cariche elettive, più nomine dall’alto, più esterni a valutare e ad amministrare, meno “logica pubblica” e più intervento privato. Ma curiosamente le università private (che in realtà sono tutte lautamente sovvenzionate dallo Stato) sono escluse dalla legge: potranno continuare a fare quel che gli pare. L’idea che sta dietro al disegno di legge, all’insegna di “più banche e meno democrazia”, è che l’Università come servizio pubblico venga smantellata.  La parte restante sembra essere stata pensata da persone che non hanno la minima esperienza pratica di gestione dell’attività universitaria a livello decisionale. Si prevede, ad esempio, che i corsi di laurea facciano capo non più alle Facoltà ma ai Dipartimenti. I Dipartimenti esistenti, che nei settori umanistici (ma in qualche caso anche negli altri) spesso non rispondono a criteri e raggruppamenti scientifici affini, quasi mai hanno le caratteristiche e i mezzi organizzativi che consentirebbero loro di gestire la didattica. Infatti, uscite dalla porta, le Facoltà rientrano dalla finestra come organismo amministrativo. La legge, a questo punto, dà i numeri, prevedendo che le Facoltà siano 12 nelle Università con più di 3000 docenti (cioè Roma e Napoli) e 9 se i docenti sono meno di 3000. E perché non 10? E perché il tetto è 3000 e non 2000? E perché si contano i professori e non gli studenti? E soprattutto, perché non dovrebbero valutare la cosa le singole Università, in base alle caratteristiche della loro offerta didattica? (In ogni caso una simile riforma non potrebbe che essere preceduta dalla riforma dei Dipartimenti, stabilendone per legge le caratteristiche scientifiche).

Media e politica in Italia. Riflessioni

L'indipendenza delle fonti

Più che le informazioni o le persone che diffondo le informazioni ad essere affidabile pare proprio il mezzo. Ma non da tutti allo stesso modo. È interessante notare come tra gli elettori dell’IDV nessuno crede che la TV sia il mezzo che fornisce l’informazione più libera e indipendente a differenza del 34,7% degli elettori del PDL. Internet viene ritenuta dal 69,8% degli elettori della sinistra alternativa e dal 56.3% degli elettori dell’IDV (il fenomeno Grillo in questo gioca un ruolo di primissimo piano) la fonte più credibile e indipendente di informazioni, mentre mette al primo posto la rete “solo” il 29,5% degli elettori del PDL e il 26.7% degli elettori della Lega Nord.

Altro tema interessante è la correlazione tra gli elettori del PDL e il numero di ore passate davanti alla TV e il sostegno al governo Berlusconi.

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