Massimo Ragnedda

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Ci sono almeno 100 buoni motivi per non costruire la TAV: non è solo inutile ma è anche molto dannosa

Massimo Ragnedda (Tiscali) Vi sono almeno 100 buoni motivi per non costruire la TAV, ma qui per ragioni di spazio mi soffermo su tre in particolare. Il primo è il fattore salute, che nessun governo può sottovalutare visto che governa in nome e per conto dei cittadini. Secondo è il fattore economico: anche in questo caso nessun governo, in particolar modo uno tecnico e in un periodo di crisi, può sottovalutare. Terzo il fattore democratico: nessun governo può pensare di agire contro la volontà dei cittadini. Iniziamo da un aspetto prioritario per ogni democrazia: la salute della popolazione. Non sono un medico, ma alcuni aspetti, che sono sotto gli occhi di tutti, mi fanno riflettere. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. Perforando questa montagna, dunque, si immetteranno nell’aria fibre di amianto, tanto invisibili quanto letali, che il vento disperderà nell’aria. Il “Foehn” rischia di portare queste letali particelle sin nel cuore di Torino. Ricordo che l’amianto è fuori legge dal 1977 proprio perché respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) terribilmente pericoloso. Dunque, sventrare una montagna piena di amianto, con l’immissione nell’area di questa polvere sottile ed invisibile, è non solo pericoloso, ma è un vero attentato alla salute dei cittadini. Il caso eternit sembra non averci insegnato niente.

Autodifesa proattiva, l’ultima trovata retorico-giuridica per giustificare la guerra contro l’Iran

Massimo Ragnedda (Tiscali) Partiamo da un principio incontrovertibile: l’Iran, anche qualora lo volesse, non riuscirà mai e poi mai a dotarsi di un’arma nucleare, a differenza di Israele che detiene illegalmente centinaia di ordigni nucleari. Tel Aviv, e di questo non ne è mai fatto mistero, attaccherà Teheran prima che l’Iran possa avvicinarsi a questo traguardo. Farà come fece con l’Iraq, quando nel 1981 i caccia israeliani distrussero il reattore iracheno di Osirak, annientando così le ambizioni di Saddam di dotarsi dell’arma nucleare. Farà come fece contro Damasco, quando la notte del 6 settembre 2007 gli aerei da guerra israeliani bombardarono, nella Siria orientale, alcune “nuclear installations” costruite per ospitare materiali forniti dalla Corea del Nord. Insomma Israele vuole essere l’unico paese in tutto il Medio Oriente ad avere l’arma nucleare per dominare indisturbato e far valere la sua supremazia nella regione.

Fornero: il posto fisso è un miraggio. Non per la sua famiglia

Massimo Ragnedda (TiscaliIl pulpito dal quale vengono le prediche è importante per capire se quelle prediche hanno un senso o meno. Prof. Monti dagli studi Mediaset (sarà un caso?) ci ricorda che il posto fisso è monotono e noioso, lui che in vita sua ha avuto sempre posti fissi. Facile fare i precari con la vita degli altri, verrebbe da dire. Facile parlare di precariato per chi a soli 26 anni era già professore a tempo Indeterminato a Trieste, e da lì in poi una lunga carriera di posti a tempo indeterminato ai quali aggiungeva diversi altri incarichi temporanei, ma sempre con la sicurezza di non restare mai e poi mai disoccupato. Un sogno per chi oggi si affaccia sul mondo del (non) lavoro.

Tassiamo le transazioni finanziarie, ovvero introduciamo la Tobin Tax

Massimo Ragnedda (Tiscali) È iniziata la campagna elettorale francese e Sarkozy, in diretta TV, ha annunciato che la Francia da Agosto 2012 inserirà la Tobin Tax. L’obiettivo, dice, è dare una scossa all’economia e un segnale agli alleati europei. Se ne parla da tempo (la propose il premio nobel per l’Economia James Tobin nel lontano 1972) ma sinora non è mai stata applicata. A dirla tutta la tassa fu pensata fin dagli anni ’30 dal famoso economista John Maynard Keynes (James Tobin in realtà aveva ipotizzato una imposta sugli scambi sul mercato valutario) e difficilmente, perlomeno nella sua versione più valida, sarà applicata. La grande finanza internazionale, con le sue lobby e i media, lo impedirà. Infatti per essere veramente efficace dovrebbe essere adottata a livello globale, perché altrimenti i capitali e le speculazioni si sposterebbero sui paesi “liberi” (un chiaro eufemismo per dire, i paesi in mano alle banche): Cina e USA, ad esempio, difficilmente si troverebbero d’accordo.

L’Italia dei figli di papà e l’Italia degli sfigati

Massimo Ragnedda (TiscaliSe non fosse stato per la sua infelice battuta il suo curriculum sarebbe passato inosservato. Se non fosse stato per quella “sciocchezza” detta alla “Giornata sull’apprendistato” organizzata dalla Regione Lazio, i riflettori su di lui non si sarebbero mai accesi e il cosiddetto popolo dei social network, forse, non avrebbe cominciato a postare online il suo curriculum. Se non fosse per quella battuta infelice il viceministro al Lavoro e al welfare Michel Martone probabilmente sarebbe rimasto un anonimo sottosegretario figlio di papà, il più giovane del governo Monti, ma perfettamente in linea con l’establishment politico culturale italiano. È anagraficamente giovane, ma culturalmente e politicamente vecchio. E vecchi sono i modi di far carriera dei figli di papà in questo paese. Figlio d’arte, il padre, il Giudice Martone, era un frequentatore dello studio Previti ed è balzato agli onori della cronaca per quel pranzo a casa Verdini, venuto fuori durante le indagini sulla cosiddetta P3. Ma non è questo il punto. E il punto non è nemmeno che sia stato raccomandato dai vari Brunetta, Montezemolo e Sacconi. Non è neanche questo il punto. La cosa che, da precario della ricerca mi fa male, è vedere la sua fulminante carriera universitaria. È troppo facile definire sfigato chi non si è laureato entro 28 anni, per chi a 23 anni fa già il dottorato e a 26 anni vince il concorso da ricercatore e dopo neanche un anno il concorso da associato.

Se in questo paese la volontà popolare ha ancora un senso, giù le mani dall’acqua pubblica caro Monti

Massimo Ragnedda (Tiscali) E no caro professore. No e ancora no. Giù le mani dall’acqua pubblica. L’acqua è un bene comune e un diritto umano universale e deve essere gestito senza logiche di profitto. Credevo che su questo punto lo scorso 12 e 13 giugno gli italiani si fossero espressi in maniera chiara ed inequivocabile e che sull’argomento non si dovesse ritornare. Almeno per un bel po’. E invece evidentemente mi sbagliavo, visto che Prof. Monti con un decreto cerca di sovvertire la volontà popolare.  E il PD su questo punto che fa? Se a sacrificare l’interesse generale per favorire i pochi fosse stato il governo precedente si sarebbe gridato allo scandalo, si sarebbe cavalcata l’onda, si sarebbe parlato di dittatura. Già le sento le dichiarazioni ufficiali di dirigenti nazionali che gettano benzina sul fuoco, che parlano di un governo lontano dagli interessi della popolazione e che sovverte la volontà popolare. Ma al governo ora c’è Monti, il professore che tutto può, in un paese governato senza opposizione e a colpi di decreto.

Il caso Sakineh e l’ipocrisia occidentale

Massimo Ragnedda (TiscaliAncora  il caso Sakineh. Ancora una volta la strategia della tensione, dello scontro, della diffamazione e della strumentalizzazione dei media. Ancora una volta riparte la campagna di odio contro il nemico, con un balletto di ipocrisie e false notizie, di strumentalizzazioni e violenza verbale.  Sia chiaro: sono contro la pena di morte in Iran, come negli Stati Uniti, come in Cina, come in Arabia Saudita e in tutte la parti del mondo dove ancora questa barbara pratica è in auge. Appunto, sono contrario alla pena di morte senza se e senza ma. Alcuni, ipocritamente, sono contrari alla pena di morte solo in Iran, perché in fondo non sono interessati a salvare dalla morte la condannata iraniana, ma a condannare un’intera nazione e popolo. L’obiettivo, non dichiarato, è preparare l’opinione pubblica alla guerra: quella prossima ventura contro l’Iran. Sono contro la pena di morte, ovunque nel mondo, ma anche contro la strumentalizzazione dei diritti umanitari, della falsa retorica e dell’ipocrisia.

Mentre in Grecia arriva la fame, l’UE regala 2mila miliardi alla banche

Massimo Ragnedda (Tiscali) Come definire il regalo di 2 mila miliardi di euro che la Banca Centrale europea ha fatto a tutte le banche dell’eurozona? Una vergogna? Un’ingiustizia? Una cosa necessaria? Io personalmente, ma il mio giudizio vale poco, penso si tratti di una profonda ingiustizia e di un’immensa vergogna che da valore a quel luogo comune secondo il quale il mondo è in mano alle banche. È un’affermazione che si sente nei bar, per strada, quasi mai in TV o nei grandi media; se ne parla con un tono di quasi rassegnazione e di sconfitta. Sconfitta per la democrazia e per una politica in grado di dare risposte ai cittadini e non alle banche. Questa volta però non è il solito avventore di un localaccio notturno (con tutto il rispetto dei localacci notturni) che sotto abbondanti libagioni alcoliche si lascia andare ad analisi di macro economia, ma è un dato di fatto. O perlomeno io lo interpreto così.

Nonostante le modifiche rimane una pessima manovra finanziaria

Massimo Ragnedda (Tiscali) Basta chiamarlo governo tecnico. Il governo Monti è chiaramente un governo politico; della nuova fase politica, dove le scelte politiche le dettano le banche, i grossi gruppi finanziari internazionali e i grossi investitori esteri. Sono loro che hanno in mano le sorti dell’Italia, dell’EU e degli altri Paesi democratici. Sono le banche i nuovi tiranni del XXI secolo. La chiamano Finanzocrazia, Bancocrazia, Spreadcrazia. Chiamatela come volete, ma è evidente che siano le banche a dettare l’agenda politica, e non solo in Italia. Prima la Goldman Sachs, per citarne una, si limitava a reclutare persone influente nei singoli paesi. Ora vi è stato un salto di qualità: mettere i propri uomini nei posti chiave, là dove si decidono le sorti dei paesi e dei loro bilanci. Vedi Monti e Draghi, giusto per fare due esempi a noi vicini.

Togliere ai poveri per dare ai ricchi. Il mercato ringrazia, gli italiani no e la Chiesa cattolica non pagherà

Massimo Ragnedda (Tiscali) La manovra lacrime (non quelle della Fornero) e sangue, messa giù dal professor Monti è una profonda delusione. O meglio è una delusione per chi, ingenuamente, si aspettava che con un governo di tecnocrati conservatori puntasse ad una manovra equa. Ma così non è stato e così non sarà. Einstein diceva: “Non si può risolvere un problema usando lo stesso modo di pensare che ha creato quel problema”. Ergo, non si può risolvere il problema della crisi economica con un tecnocrate che arriva da quel mondo economico e finanziario che ha creato la crisi. Ripeto ancora una volta: nessuno mette in dubbio la professionalità del professor Monti. Anzi, al contrario. La sua professionalità è, in questo caso, un problema. È un uomo della finanza internazionale, fondamentalmente un uomo dei poteri forti, e che ha una visione elitaria della società. Già nel 1956 il sociologo statunitense Wright Mills scriveva, in  “Le élite del potere”, che la società statunitense non è la società dell’uomo medio, ma di una ristretta èlite chiusa. Una piccola oligarchia composta tra tre élites: quella politica, quella economica e quella militare, che si coalizzano per impedire l’accesso al potere a persone estranee a questa cerchia. Ora questa èlite è estesa a tutto il mondo occidentale. In Italia, le tre èlites sembrano essersi fuse in un governo di banchieri, tecnocrati e militari.

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