Massimo Ragnedda

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L’amarezza di un’occasione mancata

bruciataCiò che rimarrà di queste tristissime e convulse giornate di elezioni del presidente della Repubblica è: l’incompetenza dei dirigenti Pd incapaci di eleggere un presidente pur avendo i numeri, capaci di perdere una partita già vinta; la loro inaffidabilità e malafede provando l’accordo con Berlusconi, cosa che va avanti dal 1994 da quando Violante garantì a Berlusconi che le sue televisioni non sarebbero state toccate; rimarrà la distanza dei vari Letta, Franceschini, D’Alema e Finocchiario dalla base che a gran voce chiedeva di non vendersi al Satrapo. Quello che rimarrà è la foto della tessera del PD bruciata in piazza, immagine di un popolo di sinistra onesto e stanco di essere presi in giro da dirigenti incapaci. Rimarrà quell’abbraccio, che sa di sfida alla base, di Bersani con Alfano, uno schiaffo a chi chiedeva cambiamento. Rimarrà l’amarezza per non aver letto un Presidente illustre, onesto e colto come Rodotà. Rimarrà la profonda tristezza di non avere un governo, quando l’apertura di Grillo era sotto gli occhi di tutti, dopo un mese di corteggiamento da parte di Bersani. Rimarrà la tristezza di dover riandare ad elezioni con questa legge elettorale, con un centro sinistra ancora più diviso e con un Berlusconi in crescita con il rischio di ritrovarcelo a governare per altri cinque lunghissimi anni.  Comunque vada una cosa è certa: niente sarà più come prima.  Anche qualora Prodi dovesse essere eletto Presidente non riuscirà mai ad essere un presidente di tutti, perché scatterà la macchina del fango capace di delegittimare un presidente di parte come Prodi,  infangandolo e distruggendone l’immagine e l’autorevolezza e impedendogli così di essere superpartes (a patto di compromessi e accordi sottobanco). Rimarrà, in definitiva, l’amarezza di un’occasione mancata e irripetibile: quella di girare, una volta per sempre, pagina.

Il voto dato al Conte Mascetti è una supercazzola per il potere

tarapia-tapioco-prematurata-la-supercazzolaComunque solo un genio può votare il Conte Mascetti, quello della supercazzola con lo scappellamento a destra, interpretato, nella trilogia di Monicelli, da un inarrivabile Ugo Tognazzi. Dietro a quel nome non c’è solo uno sberleffo scontato come quello di Valeria Marini (anche nel 2006 quando Marini fu nominato  presidente del Senato si contarono tanti nomi volutamente sbagliati), o quello di Veronica Lario fatto per prendere in giro Berlusconi. Il voto dato a Raffaello Mascetti è tutto un programma. È lo schiaffo dato a questa politica sorda, che non ascolta, che è chiusa in se stessa, lontana dalla piazza, lontana dalle persone, dalla realtà, incapace di comunicare con i cittadini. La scelta di votare Mascetti come presidente della Repubblica è un messaggio chiaro, un messaggio forte verso gli inciuci che usano mille parole per non dir niente, che in barba alla trasparenza, alla logica, vogliono proporci una fregatura. Perché la supercazzola è sopratutto questo: un nonsense, una frase destituita di ogni fondamento logico, ma fatta per prendere in giro l’interlocutore. E noi tutti elettori del centro sinistra ci siamo sentiti presi in giro dalle supercazzole dalemiane e bersaniane, dalle prese in giro e dagli schiaffi morali di un inciucio suicida con il Satrapo. Ci siamo rotti delle supercazzole, parole vuote per farci ingoiare la pillola amara. Votare Mascetti ha significato smascherare il nonsense di un accordo suicida,  quel qualcosa di distante, di incomprensibile e folle. Votare Mascetti ha significato prendere in giro chi prova, ogni giorno, a prenderci per i fondelli con vuote parole e frasi fatte. Bene ha fatto, in un lampo di genio, il grande elettore (io penso, non so perché, a un renziano) a votare il Conte Mascetti, a dare uno schiaffo morale a chi di supercazzole, a partire da Bersani e D’Alema, ne ha proposto a bizzeffa in questi anni per giustificare i vari inciuci e accordi segreti per salvare Berlusconi. La supercazzola proposta, tramite il nome del Conte Mascetti, è stato un po’ come prendersi beffa del potere costituito. Perché, caro Bersani, “Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?”.

Giuro che anche sforzandomi non potevo immaginare una fine più ingloriosa

bersani e AlfanoL’idea che il nome del candidato vada condiviso con gli avversari, ma non con gli alleati può venire in mente solo a certi dirigenti del PD. Larghe intese con la destra e nel frattempo spaccare il partito democratico, perdere il contatto con il proprio elettorato, perdere l’alleanza con Sel e rendere impossibile qualsiasi idea di accordo futuro con Grillo. Giuro che anche sforzandomi non potrei pensare ad una fine più ingloriosa, stupida e masochista per il centrosinistra. Niente di più stupido e ottuso poteva emergere. Un partito che non sa ascoltare la base che dice di voler rappresentare non ha ragione di esistere. Un partito chiuso in tatticismi suicidi, che per un mese insegue Grillo e una volta intravisto uno spiraglio, chiude a chiave la porta, chiudendo fuori per sempre qualsiasi idea di cambiamento. L’idea di convergere su Marini come candidato ufficiale è la migliore fotografia di questo Paese e del perché da 20 anni l’Italia non riesce a liberarsi di Berlusconi e a voltare pagina. Ogni volta che si profila la possibilità di chiudere per sempre questo buio ventennio fatto di corruzione, scandali, illegalità, personalismi, egoismi, i soliti vecchi dirigenti (D’Alema, Bersani, Violante, Franceschini, Letta e Fioroni) resuscitano e rivitalizzano il berlusconismo e Berlusconi. Ogni volta che si parla di cambiamento, di legalità, di necessità di cambiare, il PD continua a strizzare l’occhio a destra e chiudo la porta al cambiamento. È il PD questa volta ad aver rotto con la sinistra, ad aver rotto con SEL, ad aver chiuso per sempre la porta a Grillo e ad aver schiaffeggiato la piazza, l’elettorato, i propri elettori. Ha rinunciato per sempre alla sua diginità, alla sua (breve) storia, ha rinunciato a rappresentare l’idea di cambiamento. Le immagini che ritraggono Bersani alla Camera intento a scherzare, sorridere e abbracciare Angelino Alfano, sembrano dimostrare che il segretario del “fu” Partito Democratico, non ha capito una beata mazza di quello che sta succedendo fuori e di quale cappa di vergogna lo avvolgerà per sempre. Sembra non aver capito che ha decretato la fine di un partito, la fine di una storia, la fine di un amore mai nato, qualla tra il PD e la sinistra. Giuro che anche sforzandomi non potevo immaginare una fine più ingloriosa di un partito nato dalle macerie del fu Partito Comunista Italiano.

Il Pd scelga con chi stare: con i suoi elettori o con Berlusconi

rodota' presidenteIl Pd deve scegliere con chi stare: con i suoi cittadini, con il suo elettorato, con coloro che ancora una volta e nonostante tutto gli hanno dato fiducia, o con Berlusconi? Deve scegliere tra cambiamento e restaurazione, tra rivoluzione e staticità, ta il nuovo e il vecchio. Il Pd che per un mese ha inseguito Grillo e i suoi per fare un governo di cambiamento, ora ha finalmente la possibilità, se vuole cambiare e imprimere una svolta al Paese, di trovare l’accordo sia per il presidente della Repubblica sia per formare un governo. Grillo, a tal proposito, è stato chiaro e si è assunto una grossa responsabilità dicendo di convergere sulla Gabanelli o, più verosimilmente, su Rodotà. Poi si apre la partita per formare un governo di cambiamento che, a parole, il PD dice di voler fare. Ora ha la possibilità di realizzarlo. Ovviamente Grillo ha posto condizioni (legge anti-anticorruzione e contro il conflitto di interessi, tra le altre proposte), ma sono condizioni condivise dalla stragrante maggioranza dei cittadini e punti imprenscindibili del suo programma. Prendere o lasciare. Grillo questa volta si è sbilanciato, rischiando anche un po’ agli occhi dei suoi più intransigenti elettori, e ha fatto il primo passo. Ora la palla passa al PD che deve scegliere con chi stare: nominare, di comune accordo con Cinque Stelle, Stefano Rodotà, una persona rispettabilissima, stimato guirista e uomo di altissima cultura istituzionale, o un presidente condiviso con il PDL, ovvero con Berlusconi che in cambio, come noto, chiede un salvacondotto per le sue aziende e per i suoi processi. Il PD scelga e subito. Ha i numeri per eleggere un grande presidente sin dall’inizio, oppure ha i numeri per suicidarsi. Scelga tra avvicinarsi ai suoi elettori o a avvicinarsi ancora di più a Berlusconi. Scelga con chi stare. Ma ricordi che il suo elettorato non perdonerà mai un ennesimo inciucio con Berlusconi. Mai.

200 mila morti e 600 mila orfani: l’Iraq dieci anni dopo una guerra inutile e dannosa

iraq_644Massimo Ragnedda (Tiscali) Correva l’anno 2003 e gli Stati Uniti, a capo di una coalizione internazionale, si preparavano ad invadere l’Iraq. Porteremo democrazia, pace e serenità, ripetevano i megafoni della propoganda occidentale. Faremo la guerra per avere la pace, ripeteva, con chiaro stile orwelliano, l’allora presidente statunitense Bush.

Qualche settimana prima dello scoppio della guerra, il 15 Febbraio 2003, le piazze di tutto il mondo si colorarono con le bandiere della pace. I manifestanti ripetavano: la guerra non risolverà i problemi, anzi porterà fame, miseria e morte. È stata la più grande manifestazione mondiale per la pace mai organizzata, milioni e milioni di persone ovunque nel mondo a chiedere ai propri rappresentanti nelle istituzioni di bloccare la guerra. Sappiamo come è andata: la voce di centinaia di milioni di persone è stata inascoltata. Come se non contasse, come se le orecchie di chi era allora al governo fossero sorde al volere della popolazione in nome della quale dice di governare. Dieci anni dopo le morti, gli orfani, la disperazione, la fame, la crudeltà, la violenza, i mutilati sono lì a ricordarci che chi chiedeva la pace aveva ragione e chi, per interessi privati e personali, ha scatenato la guerra aveva torto. Dieci anni dopo sappiamo che sono morti, secondo uno studio della Brown University, circa 190.000 iracheni, 4.488 soldati americani e almeno 3.400 mercenari statunitensi e molti altri mai registrati. Sappiamo che ci sono, secondo fonti Onu, 600mila orfani e 1.3 milioni di cittadini iracheni sono stati sfollati internamente e quasi 2,5 milioni sono fuggiti all’estero in esilio.

Governare è “roba seria”. Vero Pizzarotti?

GRILLO, I MIRACOLI SUCCEDONO E RICORDA VOTO PARMA E SICILIAMassimo Ragnedda (Tiscali)  Governare non è mai facile, soprattutto quando si eredita una situazione disastrosa. È successo a Monti quando ha eredito la pessima gestione economica, politica e istituzionale del terzo governo Berlusconi, ed è successo a Pizzarotti quando a Parma ha ereditato la pessima gestione economica, politica e istituzionale di Vignali (PDL). Monti ha imposto tasse altissime, favorito le banche, distrutto il tessuto economico e sociale del Paese portandoci in piena recessione. Una politica economica che anche lo zio di Bonanni, per usare una celebre battuta del sindacalista,  avrebbe saputo fare. Su Monti e il suo fallimento, peraltro confermato dalle elezioni dove è stato severamente punito dagli elettori, abbiamo più volte scritto. Monti è passato dall’essere il super eroe salvatore della patria a professor superbocciato che, però, governa ancora l’Italia: un esecutivo che governa senza la fiducia del nuovo parlamento, altro paradosso di questo anomalo periodo postelettorale.

Grillo sali a bordo che di Schettini questo Paese ne ha avuto abbastanza

grillo_bersani_mix-400x300Il PD è in una situazione di stallo. A dirla tutta è il Paese, proprio mentre più ne ha bisogno, ad essere in una situazione di stallo. Senza governo, senza prospettive, senza futuro. E lasciamo perdere la battuta di Grillo che si può fare a meno del governo. Di questo passo non vorrei che la prossima battuta fosse: chiudiamo il Parlamento che costa troppo. Dai siamo seri adesso, perché il Paese sta morendo. Le imprese chiudono, i giovani emigrano, aumenta la povertà, aumentano i conflitti sociali, aumenta il disagio sociale. L’Italia sta morendo: lo vogliamo capire, sì o no? Siamo seri: diamo un serio governo al Paese. Lo coalizione di centro sinistra ha la maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato e, numeri alla mano, spetta al PD provare a governare. Ma non a tutti i costi. Mai e poi mai con questo PDL di Berlusconi, Formigoni, Polverini, Scilipoti, Razzi e simili. Mai con quel PDL che ha protestato contro il palazzo di giustizia di Milano. Ricordo che tra i deputati del PDL che protestavano contro la magistratura c’erano una trentina tra indagati e pregiudicati: sarebbero questi i “moderati” che B. vorrebbe portare al Quirinale? Pregiudicati e indagati che protestano contro la giustizia, dovrebbero guidare il Consiglio Superiore della Magistratura ed essere garanti della Costituzione? Ma scherziamo? Cose simili non succedevano neanche nei paesi sudamericani negli anni Settanta. Ha ragione la Annunziata quando, intervistando Alfano, ha detto: siete impresentabili. Non è un’opinione, ma un dato di fatto. Quale accordo “responsabile” si può fare con questi signori?

Cinque Stelle dice no a Bersani. E ora che succede?

++ BERSANI A M5S, NON AVETE L'ESCLUSIVA DEL CAMBIAMENTO ++Massimo Ragnedda (Tiscali) Ho seguito con molto interesse e un pizzico di curiosità la diretta streaming dell’incontro tra Bersani (presidente designato) e i capogruppo alla Camera e al Senato del movimento Cinque Stelle. La prima chiara e semplice constatazione da fare è che senza l’ondata di novità introdotta dal movimento Cinque Stelle questa diretta streaming non solo non sarebbe stata possibile, ma neanche pensabile. Una novità che può essere utile, ma che non necessariamente significa maggiore democrazia e “apertura”. Crimi e Lombardi recitavano un copione già scritto, stavano ripetendo una decisione già presa, come in un talk show o in un reality. Mi dispiace che il movimento Cinque Stelle non abbia invece deciso di mandare in streaming la discussione interna quando si è deciso, apparentemente all’unanimità, di votare contro la fiducia. Perché negare lo streaming in quella occasione? Perché non far conoscere al proprio elettorato, e non solo, come e perché una decisione così importante (far nascere o meno un governo) sia stata presa? Troppo facile volere la diretta streaming quando la decisione è già stata presa e non volerla mentre la decisione si forma.

Caro Beppe inchioda il PD alle sue responsabilità, ma fai la tua parte

beppe-grillo-matite-copiative1-770x493 Massimo Ragnedda (Tiscali) Caro Beppe, permettimi questa mia pubblica missiva e permettimi questo mio pubblico appello. Qui nessuno ti sta chiedendo di fare inciuci o regalare i “tuoi” voti al PD per fare un favore al PD (per intenderci io non sono un elettore del PD). Qui la cosa è molto più seria e delicata: si tratta di fare gli interessi degli italiani.

L’Italia non può permettersi mesi e mesi di ingovernabilità così come non può permettersi un inciucio (quello sì che lo sarebbe) tra PD e PDL. Allora mi permetto di avanzare una proposta: fai un accordo pubblico, chiaro e alla luce del sole, con il PD, non “gratis” ma alle tue condizioni e che il PD dovrà accettare per il bene del Paese. E le tue condizioni sono quelle previste nel tuo programma, votato da un terzo degli elettori e che il 99% degli italiani chiede. Queste alcune delle condizioni per un governo di un anno (non è un diamante, non è per sempre) per fare le seguenti riforme: riduzione numero parlamentari; riduzione stipendi e benifici ai parlamentari; abolizione pensioni d’oro e doppie pensioni (risparmio stimato intorno ai 7 miliardi di euro, una finanziaria a costo zero per gli italiani); abolizione delle province; rinuncia ad acquistare gli aerei F-35 (risparmio stimato intorno ai 15 miliardi di euro, un’altra finanziaria); no alla TAV (risparmio stimato intorno ai 20 miliardi di euro, e sono 3 le finanziarie); riforma legge elettorale; legge anticorruzione; incandidabilità per i pregiudicati; legge sul conflitto di interessi.

Grillo ha vinto, Bersani ha perso e Berlusconi non ha vinto. Scenari e riflessioni postelettorali

grilloPartiamo dai numeri: la coalizione Pd/Sel ha la maggioranza assoluta alla Camera avendo conquistato ben 216 deputati in più (340 contro 124) rispetto al PDL. Al Senato la situazione è molto diversa. Infatti a Palazzo Madama la coalizione guidata da Bersani (il vero perdente di queste elezioni e per questo dovrebbe dimettersi) ha la maggioranza relativa ma non assoluta e questo rende l’intero Parlamento ingovernabile. In queste fasi concitate e così confuse del dopo voto provo ad offrire alcuni scenari possibili e qualche spunto di riflessione. Innanzitutto spetta al Pd fare la prima mossa, in quanto partito di maggioranza, e queste alcune delle opzioni possibili.

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